Discussione sulla proprieta dei diritti intellettuali

Second Life si avvicina sempre di più al mondo reale: proprietà e valore sono diventati concetti gettonatissimi. Il signor Ailin Graef ha annunciato di recente che il suo avatar nel quartierino ha accumulato un capitale di più di un milione di dollari. E la cosa a Linden Lab, la società che ha creato Second Life, non è andata giù: sostiene che i residenti virtuali di Seconda Vita non posseggano né gli account personali né alcun dato presente sui server.
“Linden Lab mantiene la proprietà di tutto, senza tener conto della proprietà intellettuale correlata alle cose sviluppate o possedute dagli utenti”, si legge nei Terms of Service (ToS) del contratto. Termini di servizio che per molti cozzano contro gli slogan pubblicitari sul sito di Second Life, cose come “entra nella storia acquistando terreni e sviluppando elementi tuoi su Second Life". “La terra stessa, lo spazio e ogni cosa sono possedute, controllate e costruite dalle persone”, aveva dichiarato in un’intervista, Philip Rosedale, CEO di Linden Lab.
Tuttavia sono molte le controversie rigurdanti la proprietà intellettuale e di recente sono perfino arrivate nei tribunali reali: con il crescere del valore delle attività in Second Life cresce anche la voglia di alcuni di contestare la “leadership” di Linden Lab e far valere le proprie ragioni in tribunale.
Un esempio è quello di Bragg, cui è stato congelato l'asset virtuale. Di conseguenza Bragg ha deciso di denunciare in Pennsylvania Linden Lab e Rosedale per la violazione di un contratto d’asta legato ad un terreno (virtuale), per frode e per la violazione delle leggi dello Stato sulla pratica commerciale nonché per non aver rispettato i diritti dei consumatori.
La questione, adesso, è se le proprietà virtuali godano degli stessi diritti di quelle reali.
L'esito di questa causa avrà enormi conseguenze sul futuro del mondo virtuale di SL e probabilmente anche su quello di tutti gli altri mondi virtuali, infatti una vittoria della Linden Lab farebbe crollare i prezzi immobiliari su Second Life: la “proprietà” fondamentalmente verrebbe considerata solo virtuale e senza effetti sul mondo reale. Se invece Bragg dovesse vincere, tutte le media company che dispongono di mondi virtuali commerciali sarebbero obbligate a rimettere in discussione le loro norme, aprendo di fatto la strada al “diritto virtuale” del consumatore.

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